.
Annunci online

travelnews
POLITICA
2 dicembre 2007
Oliviero Diliberto,finalmente una decisa presa di posizione
 

Dopo il Welfare liberi tutti

di Paolo Forcellini

Sul protocollo abbiamo sopportato il ricatto di Dini. Ora basta: bocceremo quello che non ci piace. E difenderemo il bipolarismo contro ogni intesa Veltroni-Berlusconi. Parola di leader comunista. 

Oliviero Diliberto tira fuori gli artigli. Il leader dei Comunisti italiani li ha tenuti in tasca anche durante le fasi conclusive, per lui amarissime, della partita sul protocollo Welfare. Ma adesso dice basta: non è più disposto a fare sconti al governo. Su nulla. A 'L'espresso' spiega perché il Pdci ha deciso di aprire una fase nuova, addensando nuovi nuvoloni nel cielo già turbolento di Romano Prodi.

Segretario, ammette che la sinistra 'alternativa' è entrata in una fase di gravi difficoltà, stretta da avversari e alleati che hanno ripreso l'iniziativa su riforme, elettorali e costituzionali, che potrebbero ridurne il peso, la capacità d'interdizione?
"Ebbene sì, lo riconosco, siamo in difficoltà. Perché siamo persone perbene e invece dentro la coalizione di maggioranza c'è chi si comporta in maniera scorretta".

Fuori i nomi.
"La vicenda del Welfare è emblematica: abbiamo lavorato in Commissione alla Camera su un testo che non ci piaceva. Ma per elementare senso di lealtà verso il governo abbiamo accettato la logica emendativa. Abbiamo ottenuto degli emendamenti votati da tutta la maggioranza, compresi Udeur, Dini e Di Pietro. Dopodiché Lamberto Dini, dall'alto della torre di Radicofani, novello Ghino di Tacco, ha minacciato: se passano quegli emendamenti faccio cadere il governo. A casa mia questo si chiama ricatto politico. Prodi vi ha ceduto, ha accettato che Dini divenisse di fatto il capo della maggioranza. È lui che determina la politica del governo".

A ricatto, ricatto e mezzo?
"Sfido chiunque a sostenere che noi Comunisti italiani abbiamo mai posto ultimatum. Ma a questo punto si apre una fase nuova. Dopo aver votato un'ennesima volta la fiducia, con molta sofferenza, anche sul Welfare, d'ora in poi su ogni provvedimento vogliamo discutere e se non si troveranno soluzioni per noi accettabili voteremo contro. Prodi non ha avuto il coraggio di sfidare Dini al Senato ponendo la fiducia: è stato stabilito il principio che due senatori valgono più di 150 parlamentari della sinistra. Questo deve finire: chiediamo cose di buonsenso, non la luna: speriamo che in futuro Prodi ascolti noi e non la Confindustria. Altrimenti ne trarremo le conseguenze. Oltretutto nei nostri confronti Prodi ha un debito grande come una casa, stipulato nel '98: nessuno può accusarci di non essere unitari perché parla tutta la nostra storia. Confesso di essermi sentito tradito in questa vicenda. E non ce lo meritavamo".

Nella vostra svolta 'aggressiva' pesano le ipotesi che stanno prendendo piede sulle riforme elettorali e costituzionali? Correte il rischio di essere messi in un angolo o, come ha icasticamente detto Tiziano Treu, "i comunisti sono ormai dei poveri cristi, non vanno da nessuna parte"?
"Per noi in primo piano non ci sono le riforme, ma le questioni di merito che riguardano la vita delle persone: siamo furibondi perché non si è voluta dare una soluzione ragionevole alle legittime esigenze dei lavoratori. Non si è voluto porre un limite temporale agli impieghi a tempo determinato; si è messo un tetto al numero di quanti potranno andare in pensione prima perché 'usurati': se risulteranno più numerosi che si farà, si estrarranno a sorte? Questo ha voluto Dini e, oltretutto, viola l'articolo 3 della Costituzione. Quanto a Treu, per la verità si riferiva a Rifondazione".

Sempre di comunisti parlava...
"Secondo me Rifondazione in tutta la vicenda del Welfare non ha scelto la linea più efficace, lo dico con molto rispetto, il suo atteggiamento non è stato utile: hanno alzato il tiro chiedendo tutto, senza preoccuparsi di portare a casa qualche risultato. Si è rivelato un boomerang. Bisogna riconoscere che anche Rifondazione sta pagando più di altri un prezzo alto per la sua lealtà al governo. Oggi non vedo più i motivi che ci portarono nel '98 alla scissione da Rifondazione quando fece cadere Prodi".

La 'cosa rossa' è anche per questo più vicina? Non credete di dover accelerare il processo unitario a sinistra?
"Evitiamo la parola 'cosa': porta una iella tremenda, a sinistra si è sempre accompagnata a lutti e sciagure. C'è un'esigenza oggettiva di ricomporre le forze di sinistra per pesare di più. Crediamo in un'aggregazione confederativa, dove ciascuno rimane quel che è. Un esempio. Nessuno può chiedermi di fare la Bolognina con 17 anni di ritardo: se sono rimasto comunista per tutti questi anni vuol dire che ci credo. Parimenti non posso chiedere a Fabio Mussi, che nel '91 ha sancito la sua fuoriuscita dal comunismo, di tornare a essere comunista. Ma entrambi possiamo convivere in un soggetto confederativo dove ciascuno continua ad avere il proprio simbolo e la propria identità, ma in un contesto più forte dell'attuale frammentazione. Nella prossima primavera contiamo di sperimentare in qualche elezione amministrativa di peso se questa formula funziona o meno".

Qual è la vostra posizione sulle proposte veltroniane di riforma elettorale e costituzionale? Vi marginalizzano?
"Ho incontrato Veltroni prima del suo confronto con Berlusconi. Sul piano elettorale gli ho detto che, invece di guardare Oltralpe, dovremmo rifarci a un sistema che funziona benissimo: quello delle consultazioni regionali. Garantisce la governabilità e il bipolarismo, le mie due 'bussole', e quindi consente ai cittadini di decidere da chi essere governati, senza lasciare mani libere ai partiti dopo le elezioni, e garantisce la rappresentatività di tutte le forze politiche".

Ma se i partiti maggiori si metteranno d'accordo su un qualche tipo di proporzionale in salsa tedesco-iberica, voi e le altre forze di sinistra non rischiate di rimanere con un palmo di naso?
"Non hanno i numeri per imporre una soluzione di quel genere. La legge elettorale si vota a scrutinio segreto. Sono pronto ad accettare scommesse: se si fa quel tipo di accordo fra il partito di Berlusconi, comunque si chiamerà, e Veltroni, almeno metà del Pd voterà contro, i fedeli del bipolarismo sono molti. Noi non siamo disponibili, An e Udc neppure. Insomma, di qui non si passa: bisogna trovare una soluzione che tenga insieme le esigenze di quasi tutti, non solo dei due più grandi".

Non teme che la ventilata nascita di un terzo 'polo', di centro, vi metta ko?
"Sarebbe un ritorno alla deleteria politica dei due forni. Ci stanno provando, ma ovviamente dipenderà dalla legge elettorale: se rimane il bipolarismo questo disegno fallisce. Se invece si realizzasse, consegneremmo una sorta di 'golden share' al partito neocentrista che, di volta in volta, deciderebbe con chi allearsi: uno scenario agghiacciante".

Se una riforma elettorale non passa per veti incrociati, compreso il vostro, passerà il referendum. È opinione comune che ciò favorirà i partiti maggiori. Non paventate che possa passare proprio da qui un vostro ridimensionamento?
"C'è un piccolo particolare, si fa per dire, che tutti omettono di ricordare: il referendum riguarda solo le elezioni per la Camera, mentre proprio le più discutibili regole per il Senato non cambierebbero. Inevitabile dunque che poi si debba tornare a parlare di una legge di riforma, anche se passa il referendum. Senza contare che l'esito referendario porrebbe enormi problemi di costituzionalità: il primo dei partiti, anche solo con il 25 per cento dei voti, avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi a Montecitorio".

La sinistra ha ottenuto da questo governo il superamento dello 'scalone' pensionistico, l'assunzione a tempo indeterminato di molti precari del pubblico impiego, provvidenze per i pensionati poveri, e molto altro che ha comportato una forte lievitazione della spesa pubblica. Perché il vostro bilancio è negativo?
"Abbiamo avuto dei buoni risultati con la Finanziaria. Ma sul protocollo del Welfare, invece, siamo molto insoddisfatti. Nel programma del centrosinistra si parlava di superamento della cosiddetta legge Biagi e dello scalone. Ora ci sono gli scalini, ma l'esito finale è che si va in pensione a 62 anni: davvero troppo per un edile o per chi fa i turni di notte. La faccenda del tetto degli 'usuranti' è davvero dirimente: inviterei i tanti soloni che si affannano su questo tema a salire sull'impalcatura di un palazzo a 60 anni: così, tanto per vedere l'effetto che fa".

 

Da l'espresso web

Ho voluto inserire la lunga intervista ad Oliviero Diliberto per puntualizzare il momento politico, nell'approvazione del welfare, con il dictat del rospo è stato l'unico personaggio della maggioranza a parlare chiaro, a lui il ricatto dell'amico del governatore della banca d'Italia non gli è decisamente piaciuto,mi paiono chiari i perchè, sulla perenne precarizzazione,lavori usuranti con i limiti numerici per il raggiungimento dei requisiti pensionistici e dopo la legge Maroni tra scalini e scaloni tutti a 62 anni per il riposo d'anzianità, a parte i fatidici 40 anni di contributi versati.

Conoscendo abbastanza bene il personaggio, se dichiara che d'ora in poi, lui e i colleghi di partito si ritengono con le mani libere, continuare a legittimare questo esecutivo nonostante le oltre 200 pagine di programma e sentirsi obbiettare che sono interpretabili, ma integralmente a senso unico dalla partitocrazia del centro della coalizione,ne ha e ne ho personalmente le tasche piene.

Sulla riforma elettorale mi pare che abbia le idee chiare nel non favorire l'inciucio determinato dagli pseudo accordi recenti atte a favorire nel caso più benevolo che un partito col 25% abbia la maggioranza assoluta o nelle peggiori ipotesi, il materializzarsi della coalizione centrista ammazza democrazia.

In ultima analisi, penso che sia tra i più positivi propositori di un accordo che veda le varie forze della sinistra accordarsi per un unico movimento.

Tutto ciò a fine di un altro anno dove se ne sono viste di cotte e di crude, contro chi afferma che il governo Prodi sia ricattato dalla sinistra radicale, chi onestamente faccia un'analisi di come ha lavorato il governo in questi due anni, direi che sia ostaggio dei soliti poteri forti, dove rospi,banchieri,presidenti di confindustria come al solito dettano legge.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. oliviero diliberto partitocrazia

permalink | inviato da ivo serentha il 2/12/2007 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
20 novembre 2007
I Savoia alla riscossa, come risarcimento sarei per una colossale pernacchia!!!
Ballarò: "I Savoia chiedono 260 milioni
E' il risarcimento per i 54 anni di esilio"

Ecco la "bella" famigliola al completo

ROMA - I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano. 170 milioni di euro è la richiesta di Vittorio Emanuele; 90 milioni quella di suo figlio Emanuele Filiberto, più gli interessi. Vogliono il risarcimento dei danni morali per i 54 anni di esilio. Inoltre i Savoia vogliono la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana. Lo rivela un servizio che andrà in onda questa sera su Rai Tre a Ballarò.

La famiglia Savoia "ha chiesto ufficialmente i danni al Governo Italiano", anticipa la redazione del programma televisivo. "La richiesta è arrivata circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Romano Prodi dai legali dei Savoia Calvetti e Murgia. Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto in un'intervista all'interno del servizio ci sono - spiega la redazione del programma - "i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell'uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana".

"Secca la replica del governo attraverso il segretario generale della presidenza del consiglio Carlo Malinconico che spiega -conclude la redazion di Ballarò. "Il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia, ma pensa di chiedere a sua volta i danni all'ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche".

Da la repubblica web

A parte la cultura lasciata nei secoli soprattutto a Torino e nel Piemonte,a questa dinastia altro che consentirgli il ritorno, per sempre in Svizzera o dove vogliano, sono scappati dopo l'armistizio nel 1943 invece di difendere il popolo, delle gesta in Corsica con la non certificata uccisione del giovane tedesco e recentemente nell'inchiesta casino',prostituzione, andavano benissimo nella cronaca rosa per un verso e nella nera nell'altro, questi emeriti esemplari dal sangue blu ora chiedono pure il risarcimento per l'onta subita, a vita dovevano stare in esilio.

Italiani di destra,sinistra,laici e cattolici, uniamoci insieme e porgiamogli una sonora pernacchia, come risarcimento e serenita' per non averci ammorbato l'aria, anche se ora stanno recuperando il tempo perduto....


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. savoia risarcimento esilio a vita

permalink | inviato da ivo serentha il 20/11/2007 alle 23:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
16 novembre 2007
Massimo Gramellini, il lassismo.
 Politicacchiamente corretto

Massimo Gramellini

Gentile collega che da oltre un’ora mediti davanti alla macchinetta del caffè nel legittimo espletamento delle tue esigenze di ristoro, ti rallegrerà sapere che la Cassazione ha condannato il capufficio che si era rivolto a un suo dipendente afflitto da stanchezza esistenziale con l’interrogativo amletico-romanesco: «Ma tu che cacchio ce stai a fa qua dentro?»

Un sopruso inaccettabile, che viola la privacy e la Convenzione dei Diritti dell'Uomo, di ogni Uomo, a farsi i fatti propri senza renderne conto a nessuno. L’unica legge applicata in modo ferreo nel nostro Paese, il più permaloso del mondo, dove tutti adempiono al sacrosanto dovere di criticare chi li sta criticando e di pretendere dagli altri quel rispetto che non sono capaci di darsi da soli.

Gentile collega che hai infine bevuto il caffè e sei tornato al tuo posto per controllare il listino della Borsa e la classifica della serie A, telefonare alla moglie e mandare una mail alla fidanzata, spero non troverai troppo invadente la richiesta di dare una rapida occhiata alla pratica che giace svenuta sul tuo tavolo da ieri mattina. Oso augurarmi che riuscirai persino a inserirla fra i tuoi numerosi impegni, sempre e solo a condizione che questa ipotesi non offenda la tua suscettibilità. Nel pieno rispetto dei valori democratici e antifascisti che sono alla base della convivenza civile. E che cacchio.

il mio commento

Non fa una piega questo ragionamento di Massimo, esistono diffusamente questi comportamenti, un certo fankazzismo e' presente non solo nelle realta' statali,distinguerei con alcune categorie lavorative, quelle produttive per esempio, chi e' precarizzato,a progetto,etc,etc,di questi tempi considerando gli stipendi su questa analisi c'entrano come i cavoli a merenda,diamo a Cesare quel che e' di Cesare e giriamo pagina. Saluti,Ivo.
scritto da ivo serentha email: iserentha@yahoo.it 16/11/2007 13:24

16 novembre 2007
Torino e la giustizia mancata, ormai siamo al delirio!!!

"Non li arresto perché è inutile"
Il gip nega il carcere per 34 trafficanti: "Con queste leggi uscirebbero subito"
RAPHAËL ZANOTTI e GIUSEPPE LEGATO
TORINO

Nessuno lo penserebbe mai, ma dietro a cinque piccoli arresti per spaccio di sostanze stupefacenti si nasconde uno dei casi più interessanti d’Italia: un omicidio, tre sicari, un pentito, i rapporti della criminalità calabrese con quella di una grande città del Nord come Torino. E soprattutto un nuovo principio giuridico: quello che ha fatto dire, al giudice per le indagini preliminari Alessandro Prunas Tola, che altri 34 sospettati - il grosso della banda - non dovevano finire in manette. Non ne valeva la pena perché tanto in Italia, tra attenuanti generiche, riti alternativi, legge sull’indulto e semilibertà, nessuno avrebbe fatto un giorno solo di galera. Arrestarli sarebbe stata una perdita di tempo. Con tanti saluti ai due magistrati inquirenti e agli uomini del reparto operativo dei carabinieri che, dietro a quella banda, ci avevano lavorato per oltre tre anni. Da quel 14 gennaio del 2003.
L’omicidio Donà
Tutto ha inizio in quella fredda notte a Grugliasco, città alle porte di Torino, quando viene ritrovato il cadavere di Giuseppe Donà, 40enne disegnatore tecnico della Valeo di Pianezza. Gli hanno sparato tre colpi di pistola calibro 6,35. Nessuno, all’inizio, sa il perché. Donà sembra una persona per bene, tranquilla. Però in casa gli vengono trovati un chilo e 700 grammi di cocaina. Il disegnatore tecnico ha una seconda vita, eppure nessuno sembra conoscerla. I carabinieri del reparto operativo e il pubblico ministero che si occupa dell’omicidio, Roberto Sparagna, brancolano nel buio per un anno e mezzo. Fino a quando una pista arriva da una terra che sembra lontana mille miglia dalle fredde notti di Grugliasco: la Calabria. Un pentito legato alla ‘ndrangheta parla. E tra le sue ammissioni fa cenno anche all’omicidio torinese. Conosce delle persone. Persone che spesso venivano in Calabria a prendere cocaina ed eroina per portarla nel Nord. La pista è buona perché dopo poco viene arrestato Paolo Ammassari, un amico di Donà, sempre per droga. E le intercettazioni telefoniche portano a un altro personaggio: Giuseppe Amato, un artigiano di 46 anni con la fama da «duro».
Presi gli assassini
Giuseppe Amato viene arrestato il 5 luglio del 2006 insieme a un rumeno e 7 etti di cocaina. Attraverso lo straniero gli investigatori arrivano a Leonardo Cotrona, un commerciante di 40 anni di Collegno. Il terzo killer sarebbe Rocco Varacalli, 37 anni, il quale, messo alle strette, ammette: «Sì, ero anch’io lì. Ma ho solo assistito. Ci fu un acceso diverbio, poi Cotrona si allontanò con Donà facendomi segno di seguirli. Tirò fuori la pistola e sparò, uccidendo Donà». Una versione che, tuttavia, non convince completamente il pubblico ministero, che ha dalla sua parte un testimone: un uomo con precedenti, che non era sul luogo, ma a cui i tre un giorno si erano rivolti vantandosi di aver fatto fuori il disegnatore della Valeo. Alla fine il pm ha dunque contestato a tutti e tre l’omicidio volontario.
Un fiume di droga
Dall’inchiesta sul delitto nasce il filone d’indagine sul traffico di stupefacenti. Cinquanta telefonini cellulari sotto controllo, centinaia di pedinamenti, filmati. Nella città della Mole il gruppo riesce a piazzare sul mercato torinese un chilo di droga alla settimana per un volume d’affari di un milione di euro l’anno. Si tratta del livello medio, quello che collega i grossisti con i piccoli spacciatori di Porta Palazzo e San Salvario. Alla fine i magistrati della Dda di Torino Maurizio Laudi e Roberto Sparagna decidono di chiedere al giudice la cattura di 39 persone.
Il rigetto
In realtà, quella richiesta, è stata quasi rigettata in toto. «Tenuto conto del probabile accesso ai riti alternativi - scrive il giudice Alessandro Prunas - e della possibile concessione delle attenuanti generiche, i tre anni di pena estinti con l’indulto, che acquistano la valenza di tre anni di pena già scontata, si estendono a gran parte delle pene che, in ipotesi di colpevolezza, saranno inflitte agli attuali indagati; attuali indagati che potranno, nelle ipotesi di colpevolezza accertata in via definitiva, immediatamente beneficiare di misure alternative alla detenzione quale l’ammissione alla semilibertà dopo aver espiato metà della pena e quindi, alla luce dei tre anni “indultati”, in tutti i casi di condanne fino a sei anni». Presumendo il giudice che il gruppo non possa essere condannato a più di sei anni, ha deciso di non farli arrestare. In manette sono quindi finiti, alla fine, solo in cinque: Carmelo Pirrotta, 44 anni di Moncalieri; Cesare Gramuglia (42) di Moncalieri; Mariano Mirengo (47), di Torino; Francesco Simone (47) di Torino e Oreste Scotti (30) di Beinasco. Per loro «sfortuna» aveva commesso reati anche dopo il 2 maggio 2006, data dell’indulto. Nel corso delle perquisizioni a uno dei «graziati», a Platì, è stato ritrovato un bunker. Era nascosto da una finta parete e i carabinieri sospettano fosse usata per nascondere latitanti.
Perquisizioni e ricorso
La procura ha subito presentato ricorso in Cassazione, rintracciando nel rigetto una violazione di legge. Può un Gip calcolare già anche la semilibertà come già data?


Da la stampa web



Quasi non credevo alla notizia, spacciatori di droga e criminali vari con curriculum infiniti, arrestati e quasi subito rilasciati, il pm,gip che sia, ha sentenziato che sarebbe inutile trattenerli, poiche' dai processi  e le conseguenti mancate sentenze di condanna,sarebbe stato solo tempo perso, quindi inutile.
Seguendo il tg regionale stasera, non tutti gli addetti ai lavori traggono queste conclusioni, vedremo come andra' a finire.
Il paese in cui sono nato e dove sto continuando a viverci, non e' piu' vivibile, il senso di disonesta' e' altissimo dai piccoli ai grandi fatti, reati finanziari,bancarotte,politici in parlamento con condanna definitiva, oggi e' subentrata la notizia che il personale delle camere e senato, impiegati, custodi,etc,etc, possono gia' andare in pensione dai 50 anni, mentre per i comuni mortali si innalza sempre piu' l'eta'.
Indulto perche' le prigioni erano al collasso per il sovrappopolamento carcerario, a breve ci sara' nuovamente emergenza,evasione fiscale,condoni edilizi, mancata meritocrazia, concorsi truccati per entrare negli atenei, idem per un posto di lavoro,precarizzazione feroce e prese per il cu..o dal ministro, definendo bamboccioni chi non riesce ad andare fuori casa, ci credo con lavori retribuiti da fame, manco continuativi!!!
L'ho gia' dichiarato in altre occasioni, se fossi ancora giovane, proverei ad andarmene dall'Italia,nella speranza di giocarmi qualche chance in realta' europee ben piu' serie ed organizzate di questa.
DIARI
14 novembre 2007
Mastella alla riscossa.
Stop ai fondi europei all'Italia

caselli.jpg
Clicca il video

Questo pomeriggio ho partecipato a un incontro presso l'Unione Europea a Strasburgo, su invito di Giulietto Chiesa, insieme a Marco Travaglio e Luigi De Magistris. In questo incontro si è discusso di fondi europei. Di seguito ne riporto un riassunto. Nei prossimi giorni pubblicherò il mio video e quello di De Magistris e Travaglio.

"Sono venuto qui, fino a Strasburgo, per chiedervi aiuto. Per supplicare la Comunità Europea di non erogare più finanziamenti all’Italia. I soldi che arrivano dall’Europa aumentano la metastasi che sta divorando il mio Paese.
Nel 2006 l’Italia ha ottenuto fondi illeciti dall’Unione europea, l’ha quindi truffata, per 318 milioni e 104 mila euro con 1.221 casi denunciati. Ha migliorato in un solo anno la sua performance di 90 milioni di euro. Siamo primi in Europa. Primi nel calcio. Primi nelle frodi. L’Italia froda nei fondi agricoli. Froda nei fondi strutturali per lo sviluppo delle aree più arretrate. E mi sto riferendo unicamente alle frodi accertate.
Dalla Comunità Europea arrivano ogni anno in Italia miliardi di euro. Che fine fanno? I cittadini italiani non lo sanno. Per avere informazioni possono solo rivolgersi ai giudici. Ma i giudici, quando intervengono, vengono sempre bloccati dal Governo, dai partiti. E allora rimaniamo sempre all’oscuro di tutto.
I finanziamenti della Comunità Europea sono in fin dei conti soldi nostri. L’Italia partecipa con gli altri Paesi a un fondo comune che viene ridistribuito. Soldi che vanno e che tornano indietro. Un po’ come il riciclaggio senza controllo del denaro sporco. Le nostre tasse finanziano i finanziamenti europei del cui utilizzo i cittadini italiani non sanno mai nulla. Se servono, se non servono, che benefici portano, quando si concludono. Il vice presidente della Comunità Frattini e il ministro alle Politiche Comunitarie Bonino sono persone molto riservate. A Prodi non hanno detto che Barroso aveva stanziato 275 milioni di euro per l’integrazione della comunità Rom. L’Italia non ha chiesto nulla, la Spagna ha avuto 52 milioni e la Polonia 8,5 milioni. La Polonia?? I rom sono andati anche in Polonia? Pensavo che fossero tutti in Italia. Per una volta che potevamo usare i fondi per una buona ragione non li abbiamo chiesti. Ed è strano. Perchè a Bruxelles perfino le nostre Regioni hanno aperto uffici comunitari faraonici, pagati da noi, per accedere ai fondi. Hanno più impiegati di tutti gli altri Stati.
I miliardi di euro che entrano in Italia hanno portato a opere inutili, viadotti, rotonde supermercati a tema come il tunnel della Tav in Val di Susa e Mediapolis in Piemonte. Hanno finanziato progetti mai portati a termine, depuratori, energia alternativa. Sono finiti in tasca a quella zona grigia che collega i partiti alle imprese, ai gruppi criminali.
E’ meglio che l’Italia non dia più contributi al fondo comune europeo e, in cambio, non abbia nessun finanziamento. Questi soldi possono essere usati dal nostro Governo in altri modi. Per ridurre il nostro debito pubblico, il più grande di Europa, uno dei più imponenti del mondo. Un debito che rischia di travolgerci. Possono essere usati per ridurre le tasse. Per incentivare le imprese a investire in Italia invece di incoraggiare le imprese italiane a trasferirsi all’estero. O anche per ridurre la povertà che in Italia esiste o aumentare le pensioni da fame dei nostri anziani. Il riciclaggio sporco dei nostri soldi attraverso Bruxelles non ci sta più bene. Serve solo a ingrassare le mafie, a far crescere la criminalità nel nostro Paese.
Qui con me è presente il giudice Luigi De Magistris. A De Magistris è stata tolta senza alcuna ragione un’inchiesta che toccava i vertici della Regione Calabria e del Governo italiano: Mastella, ministro della Giustizia, e Prodi, presidente del Consiglio. L’inchiesta gli è stata avocata senza motivo. I documenti dell’inchiesta sono stati prelevati dalla cassaforte della Procura di Catanzaro senza avvertirlo e inviati a Roma. L’inchiesta si chiama Why Not e riguarda anche l’utilizzo di fondi comunitari. In Calabria sono attesi cinque miliardi di euro di finanziamenti europei, che fine faranno?
La magistratura è stata fermata dalla politica. Una volta, nel 1992, con Falcone e Borsellino si usava il tritolo. Oggi interviene direttamente il ministro della Giustizia.
I fondi europei non servono all’Italia. Servono ai partiti e alla criminalità organizzata. Non li vogliamo. Teneteveli, per favore. Fatelo per un’Italia migliore.

"Postato da Beppe Grillo il 13.11.07 17:41

Il mio commento

Il mastella alla riscossa,dopo aver appianato l'inchiesta, ora rilancia....

Non e' piu' riuscito a trattenersi, con le accuse di Grillo e compagnia descritta da Bruxelles nella vetrina mediatica europea, ha preso carta e penna ed ha fatto la sua querela, auguro a Grillo di poter dimostrare le dichiarazioni fatte,la giustizia vedremo se europea a sentenziare.

Del resto ha la sua immagine da tutelare, se non vuole che si alzino ancora polveroni, stia piu' attento a chi gli telefona d'ora in poi, ci sono state le pezze politiche nel salvaguardarlo con De Magistris, se dovesse ripetere l'esperienza tra qualche tempo non ho idea se il suo elettorato potra' ancora turarsi tutti gli orifizi come han fatto fino adesso.

Anche se questo paese vota a prescindere, l'importante nella vita costituzionale italiana sono le proprie tasche ed i propri privilegi, i De magistris sono un piccolo ramoscello tra le ruote gia' superato.

ivo serentha 14.11.07 18:07

14 novembre 2007
Hina Saleem, finalmente giustizia.


BRESCIA - Trent'anni di prigione: per il padre, e per i due cognati accusati dell'orribile uccisione di Hina Saleem, la 19enne pachistana che venne sgozzata in casa a Sarezzo (Brescia) e sepolta in giardino perché 'colpevole' di vivere all'occidentale. Un anno e quattro mesi dopo l'efferato delitto si è arrivati alla sentenza, dopo un'udienza finale durata poche decine di minuti, camera di consiglio inclusa.

Questi i tempi della giustizia per il processo celebrato con rito abbreviato a Brescia. Sono state pienamente accolte le richieste del pm Paolo Guidi, anzi il giudice ha avuto la mano più pesante con il quarto imputato. Il padre Muhammad Saleem, e i due fratellastri Kalid Mahmmud e Zahid Mahmmud, cognati della vittima, sono stati condannati a 30 anni per omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e del rapporto di parentela, oltre che per soppressione di cadavere. Esattamente come aveva chiesto il pm Paolo Guidi. Muhammad Tariq, zio della vittima, è stato condannato a due anni e otto mesi per soppressione di cadavere, mentre per lui l'accusa aveva chiesto due anni di carcere per un reato meno grave, l' occultamento di cadavere.

Momenti di tensione, al termine della lettura della sentenza, quando la madre di Hina, disperata per la condanna del marito, ha cominciato a urlare, a battere i pugni contro le pareti del tribunale e si è gettata per terra. E' stato necessario chiamare l'ambulanza del 118 e portarla in ospedale. Una disperazione, la sua, che non si era proprio vista quando le era stata uccisa la figlia: è quanto ha fatto notare l'avvocato Loredana Gemelli, legale di Giuseppe Tempini, il fidanzato di Hina costituitosi parte civile Lo stesso legale, dopo la sentenza, ha fornito la propria interpretazione del delitto.

 "Non sono solo io a pensarlo - ha commentato -, ci sono gli atti giudiziari a parlare: Hina non è stata uccisa perché voleva 'vivere all'occidentalé, ma per vendetta da parte del padre. Bisogna tornare indietro nel tempo, ai mesi antecedenti il delitto. Il 19 febbraio 2006 il papà di Hina è stato assolto dall'accusa d'aver abusato sessualmente di lei, perché Hina aveva ritrattato. Poi, cominciando a pensare di vendicarsi e di allontanarsi, ha dato incarico di vendere la casa di Sarezzo.

L'immobile è stato venduto nei mesi successivi e in agosto si è verificato l'omicidio". Questa interpretazione spiegherebbe, secondo il legale, anche "l'aggressione subita dal padre da parte di un cognato nelle scorse settimane. A loro due infatti aveva detto che si trattava di un delitto d'onore, invece era una vendetta". Giuseppe Tempini, che tutti avevano visto disperarsi nei giorni successivi al delitto e al funerale della ragazza, ha lasciato che fosse l'avvocato a comunicargli l'esito del processo. " Si è messo a piangere - ha riferito il legale - ed ha annunciato che darà all'associazione 'Nati per vivere' i 20 mila euro che il giudice ha fissato come provvisionale".

 La riqualificazione del reato di occultamento di cadavere in quello più grave di soppressione di cadavere avrebbe consentito al giudice Milesi di condannare all'ergastolo gli imputati, ma così non è stato. " E' una sentenza giusta sia nelle conclusioni che nell'entità della pena - ha commentato il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini -. Trent'anni di carcere sono una condanna veramente forte e del tutto corrispondente alla realtà dei fatti. Anche gli imputati sono, umanamente, delle vittime, ma giustamente da condannare. E' stata spezzata una giovane vita in modo del tutto inammissibile per qualsiasi cultura. In questa vicenda onore e cultura religiosa si sono intrecciati e diventati una realtà unica". All'esterno del tribunale era stato esposto uno striscione con la scritta:" Giù le mani dalle donne del mondo, basta con la violenza dei maschi".

A Brescia, come in precedenti occasioni è arrivata l'on. Daniela Santanché (La Destra), a suo tempo minacciata per le posizioni assunte. "Auspichiamo - ha detto che la pena inflitta ai responsabili diventi presto definitiva e venga effettivamente scontata possibilmente nelle carceri del loro paese". La vicepresidente della Regione Lombardia, Viviana Beccalossi, bresciana, di An, ha parlato di " sentenza esemplare", aggiungendo che mentre i bresciani su questa vicenda hanno seguito la strada del "rispetto della vittima", "qualcuno, purtroppo, si è accostato e accodato a questa vicenda in maniera chiassosa e propaganidistica".

da ansa web

La sentenza finalmente ha reso giustizia alla povera ragazza, uccisa barbaramente e sepolta nell'orto di casa dopo un conciliabolo familiare, nella sua breve vita oltre l'esser stata gia' assegnato il marito in Pakistan, fu violentata dal padre, il suo vivere all'occidentale e' stato fatale, fortunatamente per quanto sia rigida la fede mussulmana, esistono realta' progressiste, se puo' dispiacere il non seguire le regole del padre,le famiglie extracomunitarie dovranno migliorare il rapporto con i figli, non e' una regola che si rimanga per sempre in una certa condizione.

La vita di HIna Saleem ed il suo sacrificio siano un monito per tutti

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giustizia hina saleem

permalink | inviato da ivo serentha il 14/11/2007 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte




IL CANNOCCHIALE